Albert Spaggiari è il nome legato al clamoroso furto alla Société Générale di Nizza del 1976: un colpo dalle fogne, senza armi, rimasto nella leggenda criminale francese.
Ci sono furti che entrano nella storia non solo per il bottino, ma per il modo in cui vengono pensati. Quello organizzato da Albert Spaggiari a Nizza, nel luglio del 1976, è uno di questi. Fotografo, ex paracadutista e figura dal passato turbolento, Spaggiari è rimasto legato per sempre al colpo alla Société Générale, una delle imprese criminali più clamorose della Francia del Novecento.
La banda non entrò dalla porta, non usò ostaggi e non sparò un colpo. Scelse invece la strada più impensabile: le fogne. Per settimane i ladri lavorarono sottoterra, scavando un tunnel fino al caveau della banca. Quando il colpo venne scoperto, sul muro della camera blindata c’era una frase destinata a diventare famosa: “Senza armi, né odio, né violenza”.

Albert Spaggiari: il furto alla Société Générale e il tunnel dalle fogne
Il piano nacque da un’intuizione semplice e rischiosissima: sfruttare la rete fognaria di Nizza per arrivare direttamente sotto la banca. Spaggiari e i suoi complici studiarono il percorso, prepararono gli strumenti e lavorarono per settimane in condizioni difficili, tra cunicoli, acqua, buio e odori insopportabili. Il tunnel scavato fino al pavimento del caveau era lungo pochi metri, ma richiese un lavoro meticoloso.
Il colpo venne messo a segno durante il lungo fine settimana del 14 luglio, festa nazionale francese. La scelta del momento non fu casuale: la città era più lenta, molti uffici erano chiusi e la banca sarebbe rimasta senza controlli ordinari per più tempo. Una volta entrati nel caveau, i ladri ebbero ore per aprire cassette di sicurezza e portare via denaro, gioielli, titoli e oggetti preziosi.
Il bottino venne stimato in circa 46 milioni di franchi, anche se il valore esatto non fu mai chiarito fino in fondo. Molti beni non furono mai recuperati. A rendere tutto ancora più leggendario fu proprio l’atmosfera lasciata nel caveau: resti di cibo, segni del passaggio della banda e quella frase sul muro, quasi una firma teatrale più che una semplice rivendicazione.
L’arresto, l’evasione dall’ufficio del giudice e la latitanza
Dopo il furto, la polizia francese impiegò tempo per risalire alla banda. Spaggiari venne arrestato alcuni mesi dopo, al rientro da un viaggio all’estero. In un primo momento cercò di negare o ridimensionare il proprio ruolo, poi la vicenda prese una piega ancora più clamorosa.
Il 10 marzo 1977, durante un interrogatorio davanti al giudice istruttore, Spaggiari mise in scena una fuga quasi cinematografica. Approfittò di un momento di distrazione, si lanciò da una finestra, atterrò su un’auto parcheggiata e riuscì a scappare su una motocicletta che lo aspettava all’esterno. Da quel giorno non tornò mai più nelle mani della giustizia francese.
Venne condannato all’ergastolo in contumacia, ma trascorse il resto della vita da latitante, tra travestimenti, rifugi all’estero e apparizioni indirette con cui continuava ad alimentare il proprio mito. Morì nel 1989, dopo anni di fuga.
La sua figura resta ancora oggi ambigua: per alcuni fu il genio criminale del colpo di Nizza, per altri il volto più famoso di un’operazione costruita anche da uomini più nascosti. Ma il suo nome, più di tutti, è rimasto legato a quella notte nelle fogne e al caveau svuotato “senza armi, né odio, né violenza”.